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Oltre 5 mila tonnellate di rifiuti speciali sversate nel torrente Valanidi: cinque arresti

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Scoperto dai carabinieri un vasto traffico illecito di rifiuti, ingenti quantitativi di rifiuti speciali e discariche a cielo aperto nell'alveo del torrente Valanidi a Reggio Calabria.

I carabinieri della Compagnia di Reggio Calabria hanno eseguito un’ordinanza di misura cautelare nei confronti di 5 uomini di età compresa tra i 35 e i 65 anni, con precedenti in materia ambientale ed associazione di tipo mafioso, titolari e dipendenti di un’azienda specializzata in attività di demolizione e movimento terra, accusati di associazione finalizzata al traffico illecito di rifiuti, disastro e inquinamento ambientale, attività di gestione di rifiuti non autorizzata, occupazione abusiva di suolo pubblico.

L’operazione costituisce l’epilogo di un’attività di indagine iniziata nel gennaio 2023, condotta dai militari della stazione di Rosario Valanidi e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia reggina. Gli accertamenti dei militari sono iniziati a seguito di alcuni sopralluoghi nei quali è stato riscontrato lo sfruttamento del torrente Valanidi da parte della società edile al centro delle indagini.

Dalle indagini è emersa l’esistenza di un vero e proprio sodalizio criminale che riceveva e sversava all’interno del greto del torrente Valanidi ingenti quantitativi di rifiuti speciali: materiale inerte e relativi residui fangosi, scarti da cantieri edili e demolizione. Gli indagati avevano realizzato numerose discariche a cielo aperto collocate nell’alveo del fiume per circa un chilometro: è stato stimato che all’interno della fiumara sono stati illecitamente smaltiti oltre cinquemila tonnellate di rifiuti speciali. Oltre tutto, in maniera del tutto indiscriminata, mediante i propri escavatori, la ditta sottraeva pietrisco costituente la base naturale del torrente per il successivo reimpiego in lavorazioni di settore.

Queste attività criminali hanno creato insidiose barriere artificiali originate dalla stratificazione e compattazione dei materiali smaltiti, provocando in tal modo un forte pregiudizio al naturale decorso delle acque. Tale accumulo risultava essere un importante e pericoloso amplificatore del pericolo esondazione in zona già classificata a rischio sotto il profilo dell’assetto idrogeologico con ipotizzabili effetti devastanti per gli 83 nuclei familiari residenti nelle vicinanze. L'area era già stata colpita dall’esondazione del torrente nel 1953, provocando la morte di 44 persone tra la popolazione locale. Una specifica perizia tecnica ha certificato la compromissione della morfologia naturale del sito a causa delle operazioni illecite, che hanno causato l’incremento della possibilità di esondazione in caso di eventi estremi, l’aumento del rischio igienico sanitario, la deturpazione dell’area e danni agli habitat fluviali.

Oltre agli arresti è stato eseguito il sequestro preventivo dell’intero patrimonio aziendale, comprensivo di conti correnti e quote sociali, autocarri, mezzi d’opera ed autovetture di lusso. Gli approfondimenti investigativi, peraltro, hanno consentito di verificare che i soggetti indagati in passato erano già incorsi in provvedimenti antimafia che hanno portato alla confisca di precedente società operante nello stesso settore e riconducibile a locali cosche di ‘ndrangheta.





Questo è un articolo pubblicato il 10-02-2024 alle 10:50 sul giornale del 12 febbraio 2024 - 50 letture






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